10 Di roccia
«Ieri, a metà degli anni Settanta del Novecento»

Un tempo andavo a zonzo per le montagne sempre da solo, vivendo a Venezia, una città sempre affollata, non sentivo il bisogno di compagnia, mi bastava uno zaino capiente con tutto l'occorrente per dormire all'aperto. Niente tenda, le nostre montagne sono generose di rifugi, malghe, contrade, fienili, skaffe.
Un giorno, a metà degli anni settanta, dopo aver girato per il massiccio del Pasubio, pernottando con i pastori di pecore, decisi di passare negli altipiani; scesi così per la Malga Buse Bisorte nel Posina, e dì lì raggiunsi la stazione delle corriere di Arsiero.

10 Pastori Busa Bisorte
Conoscevo poco la Val d'Astico, sapevo solo che costeggiava la parte occidentale degli altipiani.
Decisi di mettere in atto un piano che avevo già usato più volte in giro per l'Italia, nella mia esperienza di autostoppista sessantottino: sarei sceso a caso ad una stazione intermedia del percorso.

“Il mondo danza sui piedi del caso”

Era una delle frasi di Nietzsche, che avevamo impresse nei tatzebao durante l'occupazione studentesca.
Così guardando l'elenco delle fermate, ne scelsi una a caso, e acquistai un biglietto per Brancafora; un nome che mi ricordava il girovagare cialtronesco di Brancaleone da Norcia per i borghi della Tuscia, prima di impelagarsi nelle crociate.

10 Brancafora

E mi impelagai nel Rio Torto.

Scesi dalla corriera a Brancafora nel pomeriggio avanzato e, guardando la mappa, capii di essere sotto al villaggio di Luserna che conoscevo bene e che da 1400 metri dominava la valle. Avrei percorso il fondo del Rio Torto fino a trovare sulla destra un passaggio per Masetti e di lì a Luserna, che contavo di raggiungere prima del buio.
Avevo pensato di sistemarmi per la notte in un edificio fatiscente, ma pieno di fascino che dominava il villaggio; una tipica costruzione folle, mai portata a termine, di un devoto di Sant'Antonio da Padova che a fianco aveva eretto un curioso capitello con la Basilica Antoniana sulla cima. Era il tipico strambo del paese di cui non sapevo nulla, un po' quello che sto diventando io nel mio villaggio.

10 SantAntonio

Mi inoltrai nel Rio Torto per qualche centinaia di metri, più proseguivo, più il sentiero diventava disagevole; le alluvioni ne avevano modificato il percorso, un tempo molto frequentato dai pellegrini che, saliti dal Menador all'ospizio di Monterovere, scendevano a quello di Brancafora: il percorso più breve e diretto tra la Val Sugana e la Val d'Astico. Ma il peggio doveva ancora venire.

A un certo punto il sentiero scomparve e cominciai ad intravedere elettrodomestici di prima generazione fare capolino tra la vegetazione grassa: frigoriferi e lavatrici con il cestello inutilmente spalancato, e un bel po' di materassi in parte scoppiati con la lana raggrumata confusa tra i sassi del torrente. Di lì in poi l'andatura divenne sempre più lenta, anche perché con un piede finivo dentro un televisore e con l'altro in un frigorifero. E intanto cominciava ad imbrunire. Che fare? Faccio fatica a tirarmi indietro ora, figurarsi allora che di anni ne avevo meno della metà di adesso. Decisi di continuare con la torcia elettrica fino a trovare il sentiero per Luserna.
Ma ad un certo punto dovetti desistere dal proseguire nella discarica del benessere dei cimbri, maledetti loro.
I miei vecchi dicevano che lassù in alto quelli di Luserna mettevano le mutande alle galline perché non perdessero le uova in Val d'Astico, ma ora la cosa stava degenerando.

10 Faaaagaaro

Abbandonato il fondo valle decisi di salire alla cieca tra le balze come una capra, prima o poi avrei trovato una cengia sporgente, una skaffa, la kubala salvifica dove passare la notte. Così fu, aggrappandomi tra le nude radici dei faggi e dei carpini piegati da massi di frana e dalle valanghe, raggiunsi un buon riparo, mi rannicchiai nel sacco a pelo su un materasso di rach, morbido muschio, e staccai la spina tra sogni ventosi.

L'alba sorse anticipata da rumori animali di ogni tipo, non capivo se ero considerato un ospite gradito o un intruso. Non mi mossi finché la luce non rischiarò sufficientemente la valle per risalire.
In poche centinaia di metri superai le balze a precipizio e raggiunsi il pianoro dei Masetti con una confortevole fontana, e poi salendo in costiera arrivai a Luserna dove feci colazione nell'osteria dei Rossi.

10 Orto Masetti

Finita la storia? No!

Leggendo l'ultimo bel libro dell'amico Andrea Nicolussi Golo, a metà del racconto si svela che proprio “a metà degli anni Settanta”, tra le rupi dell'angusta gola del Rio Torto, dove mi trovai ad annaspare quella notte, venne svelato dentro una grotta un covo segreto dei partigiani garibaldini: un deposito di armi con parabellum, pistole e mitraglie pronte all'uso nell'immediato dopoguerra, quando non tutti i partigiani rossi della brigata “Ateo Garemi” si rassegnarono a consegnare le armi. Ho scoperto così che quel giorno mancai per poco un rifugio accogliente provvisto di stufa, legna e un letto per la notte.

Andrea, il “Guardiano di Vacche e di stelle”, con “Diritto di memoria” aveva già portato la sua Luserna oltre oceano.
Ora, in “Di roccia di neve di piombo”, il popolo dei “vinti” di montagna si disintegra nella città fabbrica. Un libro coraggioso, da leggere, ambientato ieri, a metà degli anni Settanta del Novecento.
Non la solita furbata per vincere premi prestigiosi, ora che la montagna è diventata di moda in città

10 ritratto Rio Torto 1975

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