Attorno ai 14 anni dalla valle dell'Agno sono sceso a Venezia per studiare alle Belle Arti di Venezia; Liceo Artistico e Accademia allora erano ubicati al piano terra dell'edificio che oggi ospita le Gallerie d'Arte, allora solo al primo piano.

Come modelli per il disegno ero circondato dai calchi in gesso ricavati dai marmi del Partenone di Fidia, ad eseguirli Antonio Canova autore di altri gruppi statuari. Per non parlare della gipsoteca che li contiene ancora oggi e del tablino, entrambe opere di Palladio. In un'aula a fianco ho ricevuto le prime nozioni di storia dell'arte da Elena Bassi, allora la maggior esperta di Canova.

Sia Palladio che Canova, cresciuti come scalpellini, hanno trascorso lunghi periodi a Roma studiando il mondo classico, il giovane Palladio al seguito del suo mentore, il conte Giangiorgio Trissino; difficile dire cosa fosse quel lungimirante mecenate, limitiamoci a definirlo uno dei più importanti umanisti italiani dell'epoca.
Palladio e Canova col tempo hanno arricchito il Veneto con opere la cui fortuna ha travalicato i confini fino alle Russie, il mondo anglosassone e gli Stati Uniti.
Le ville di Palladio oltre che in tutto il Veneto si sono inserite alla perfezione a ridosso delle prime colline, dove il piano incontra i primi contrafforti; terre decantate e descritte da innumerevoli artisti, poeti e viaggiatori.
Antonio Canova su una di queste colline, a Possagno il borgo natio, ha voluto erigere a proprie spese un Tempio in stile neoclassico ispirato al Pantheon romano.

Da qualche tempo queste colline sono presidiate da un popolo di barbari privi di cultura e storia, una razza di ignoranti e arroganti che si sono impossessati di una storia che nulla ha a che fare con loro, quella di San Marco e della Serenissima.
Per anni hanno distrutto e avvelenato la pianura veneta innalzando capannoni, centri commerciali e brutture di ogni tipo «Architetto no'l perda tempo a farlo belo che no lo vede nissun, el lo fassa più bruto che'l pol cussì i lo vede anca da lontan».
Ora hanno fatto l'ultima immonda frittata, “il leone più grande al mondo”, a dir loro; il mostro “sborassà” e anca castrà, si è installato sulle quattro zampe all'imbocco della valle dell'Agno, ruggisce in mezzo ad una rotonda davanti alla fabbrica della Miteni-PFAS, altro mostro che a differenza del primo, che ci fa rivoltare la vista dallo sdegno, questo, più subdolo, ha inquinato con le sue sostanze perfluoroalchiliche il sottosuolo.
Gli ideatori, i mentori, i mecenati di questa boiata, sono una “banda di giostrai” cresciuti nella Lega, che si godono la loro creatura dall'alto del colle già feudo del conte Trissino; con tutto rispetto per i veri giostrai che da sempre portano le loro attrazioni a pagamento dal profondo Polesine alle Sagre dei paesi e dentro ai parchi tematici.
Per fortuna il pateracchio è stata realizzato di vetroresina e non durerà a lungo, quelli che purtroppo nessuno demolirà più sono i capannoni che hanno sepolto il Veneto, e lì la colpa ricade su tutti i Veneti.

Per concludere sabato risalirò fino al capolinea della valle avita che mi diede i natali, ho un invito a magnar castegne; sarò costretto a passare per quella “Rotonda Forca Caudina”e mi toccherà vedere quel castron de Leon da distanza ravvicinata.
Al ritorno con le tasche ancora calde di marroni andrò nella Basilica dei Frari a Venezia dove gli allievi hanno innalzato la tomba che conserva il cuore del divino scultore, chissà che non mi porti del bene ?
Cercherò di consolare il leone di San Marco che giace affranto sul basamento, tiene le zampe su un libro chiuso simbolo della saggezza veneta perduta che l'artista ha portato con sé.

 

https://casacibernetica.wordpress.com/2018/10/13/il-popolo-del-gua-insanguina-non-esiste-il-popolo-veneto-esistono-gli-abitanti-di-un-veneto-bellissimo-devastato/

 

40 1 Canova  tomba dettaglio 

Chiesa dei Frari, tomba di Canova.

 

40 3 leone Zattera

Leone sborassà, Stefano Zattera

 

 

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