39 Gnocca Gradeniga

Gnocca Gradeniga

È sempre un piacere passeggiare nel centro storico più grande al mondo, la città dove ho vissuto più a lungo e che conosco meglio. Come tutti i suoi abitanti ci potrei girare ad occhi chiusi; in quarant'anni di studio, lavoro e anche un po' di bagordi, una specie di navigatore automatico mi si è installato nel cervello e mentre sono assorto nei miei pensieri mi guida alla meta tra meandri e scorciatoie "sconte".
Questa volta era d'obbligo rendere omaggio al "paròn de casa", il campanile/faro che con i suoi 100 metri è la quota più alta della Dominante; per il momento mi sono limitato a giragli attorno in forma di rispetto, aspetterò primavera per salirci a piedi a guardare i profili delle montagne di casa.
Da lassù mi farò ammaliare ancora dalla bellezza, l'impareggiabile “forma urbis” fatta di scrigni e tesori che tanto mi ha forgiato in gioventù e che tanto mi stride oggi nelle vene nel vedere come quel patrimonio è stato trasformato in bruttezza dai “virtuosi” veneti.
«Le cose oggi non si fanno più per far diventare bello il mondo, ma per farlo diventare più pratico», cioè più brutto.
E poi si torna a casa cercando a fatica la toppa della chiave, non è così facile in una città trasformata in un baraccone da luna park per turisti barbari...

Ps: nella foto Pietro Gradenigo, l'ultimo erede di una delle nobili famiglie che fondarono Venezia, cerca di trovare la toppa della chiave per tornare a casa, in Palazzo Gradenigo in Rio Marin

 

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